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| "Non sono sola su un'isola deserta ed i volti nasceranno man mano che li guarderò" |
Valentina Vano Danzaterapista
Milano, MI, Italy
www.metodomariafux.com
danzaterapia@ymail com
tel. 339 4805033
Valentina Vano è artista e danzaterapista italiana formatasi a Buenos Aires nello Studio di Danza Creativa della coreografa argentina Maria Fux. Titolare di una borsa di studio vitalizia presso l’omonimo Studio, ha portato a termine l’intero percorso formativo e i numerosi anni di specializzazione in Argentina sotto la guida di Maria Fux che ne ha curato personalmente anche la supervisione. Dopo una lunga esperienza lavorativa a Buenos Aires è tornata in Italia e attualmente insegna nella città di Milano divulgando il metodo di Maria nella maniera più fedele possibile agli insegnamenti della Maestra creatrice dell’originale sistema di riabilitazione
"Per me l’integrazione è fondamentale. Fare danzaterapia in gruppo, con persone simili a noi e persone diverse da noi apre l’orizzonte individuale e fa crescere la persona. Si parla tanto di integrazione, ma in effetti cosa si fa? Io faccio integrazione, nel mio lavoro. La danzaterapia può essere parte di un processo di integrazione anche culturale in Italia, penso proprio di sì". (Marìa Fux)
Danzaterapia integrativa con tossicodipendenti in carcere
Milano, MI, Italy
www.metodomariafux.com
danzaterapia@ymail com
tel. 339 4805033
Valentina Vano è artista e danzaterapista italiana formatasi a Buenos Aires nello Studio di Danza Creativa della coreografa argentina Maria Fux. Titolare di una borsa di studio vitalizia presso l’omonimo Studio, ha portato a termine l’intero percorso formativo e i numerosi anni di specializzazione in Argentina sotto la guida di Maria Fux che ne ha curato personalmente anche la supervisione. Dopo una lunga esperienza lavorativa a Buenos Aires è tornata in Italia e attualmente insegna nella città di Milano divulgando il metodo di Maria nella maniera più fedele possibile agli insegnamenti della Maestra creatrice dell’originale sistema di riabilitazione
"Per me l’integrazione è fondamentale. Fare danzaterapia in gruppo, con persone simili a noi e persone diverse da noi apre l’orizzonte individuale e fa crescere la persona. Si parla tanto di integrazione, ma in effetti cosa si fa? Io faccio integrazione, nel mio lavoro. La danzaterapia può essere parte di un processo di integrazione anche culturale in Italia, penso proprio di sì". (Marìa Fux)
Danzaterapia integrativa con tossicodipendenti in carcere
A cura di Claudia Wittmann Terapeuta in danzaterapia e psicomotricità, Counselor in Gestalt
La danzaterapia integrativa è una forma terapeutica, praticata in America fin dagli anni '50. Da metodo di supporto si è sviluppata sempre di più come una forma terapeutica indipendente. Le idee fondamentali dei processi curativi sono, in generale, molto vecchi ed anche oggi sono esistenti nelle vecchie culture come una tradizione viva e naturale.
Insegnanti di danza e grandi ballerine hanno scoperto che la danza è una possibilità di realizzazione della personalità che dà ai temi ed ai sentimenti una espressione tutta individuale. Questa concentrazione sulla espressione individuale esclude naturalmente l’uso delle tecniche prefissate. Perciò significa, che dal momento della esclusione delle tecniche prefissate, l’essere umano si rappresenterà nella danza come una globalità (corpo-mente-anima). Non è il corpo che si muove, ma il “Leib”, come lo chiama Hilarion Petzold (Direttore dell’Istituto di Gestalt in Germania). Il “Leib” (corpo che vive) include le dimensioni corporee, psichiche e mentali dell’essere umano, con la sua integrazione nell’ambiente sociale ed ecologico, nell’ambiente di vita, nel “mondo della vita” (Lebenswelt).
La danzaterapia integrativa è una forma terapeutica, praticata in America fin dagli anni '50. Da metodo di supporto si è sviluppata sempre di più come una forma terapeutica indipendente. Le idee fondamentali dei processi curativi sono, in generale, molto vecchi ed anche oggi sono esistenti nelle vecchie culture come una tradizione viva e naturale.
Insegnanti di danza e grandi ballerine hanno scoperto che la danza è una possibilità di realizzazione della personalità che dà ai temi ed ai sentimenti una espressione tutta individuale. Questa concentrazione sulla espressione individuale esclude naturalmente l’uso delle tecniche prefissate. Perciò significa, che dal momento della esclusione delle tecniche prefissate, l’essere umano si rappresenterà nella danza come una globalità (corpo-mente-anima). Non è il corpo che si muove, ma il “Leib”, come lo chiama Hilarion Petzold (Direttore dell’Istituto di Gestalt in Germania). Il “Leib” (corpo che vive) include le dimensioni corporee, psichiche e mentali dell’essere umano, con la sua integrazione nell’ambiente sociale ed ecologico, nell’ambiente di vita, nel “mondo della vita” (Lebenswelt).
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| DROGA MALDITA...!!! Photo by Pedro Rivas www.flickr.com/people/pedro-rivas/ |
Quando si parla di un essere umano vivo, si può parlare solo dell’aspetto corporeo del suo “Leib”, perché quando si tocca una persona non si tocca solo il suo corpo, ma tutta la persona. Perciò un contatto fisico non è solo un contatto con il corpo, ma un contatto con tutto il vissuto della persona, con tutti i sentimenti, e con tutti i ricordi della persona che si tocca. Questo vuol dire che la “relazione dell’avere”: io ho il mio corpo”, non può illuderci, che il soggetto di questo “avere il corpo” è sempre il “Leib” (essere il corpo).
Trudi Schoop, una delle pioniere della danzaterapia diceva che l’essere umano è un soggetto creativo, con la capacità, ma anche il dovere, di creare, e di formare se stesso, la propria vita ed il proprio mondo. I sensi, che sono la “dotazione” fondamentale, rendono possibile il contatto, e la reazione al mondo. Tramite i sensi, il nostro mondo diventa “sensuale” e forse anche “pieno di senso”. Creare l’espressione individuale attraverso la percezione della impressione sensuale, passando dalla impressione corporea all’espressione corporea, è la capacità umana e il dovere a cui tendere particolarmente. L’espressione creativa ha le sue radici nella sensualità del “Leib”, nella capacità dell’essere umano, di conservare le impressioni corporeamente e nell’essere insieme concretamente corporeo.
Il tossicodipendente, il rapporto con la droga ed il rapporto con il proprio corpo
Le cause primarie si trovano nella struttura individuale di una persona e non nella reazione farmacologica della droga. Da questo punto di vista non è la droga il problema, ma la droga come tentativo di un'autoaiuto che fallisce. La dipendenza è l'unica forma di un adattamento a cui il dipendente può riferirsi; un tentativo a far fronte a uno stress psichico, a regolare una disarmonia intrapsichica insopportabile e ad evitare la caduta in un abbandono totale, in un abisso. Con l'aiuto della droga, nella psiche si crea un argine artificiale che sostituisce le funzioni dell'io, sviluppate non completamente come la tolleranza alle frustrazioni, o la difesa degli stimoli contro la paura, il dolore e la depressione. A causa della mancanza delle difese sane, forti, e sufficienti, il dipendente non riesce a reagire sulla base delle sue forze psichiche interiori, ma solo con la droga.
L'uso della droga porta ad un cambiamento della "Leiblichkeit", cioè del sentire, del percepire, del vivere il corpo. Senza descrivere particolarmente questi cambiamenti, si può dire che la maggior parte dei tossicodipendenti perdono la sensibilità per se stessi, non sentono di che cosa hanno bisogno e chi sono.
Sotto l'influenza del LSD si notano, per esempio, dei disturbi dello schema corporeo. Con la perdita del contatto con il corpo mancano delle esperienze di come si possono vivere limiti e contatti, così mancano importanti premesse per lo sviluppo dell'io, della identità e cosi per il cambiamento e la crescita.
Con il consumo della droga si crea un disorientamento che porta con sè una confluenza di immagini e pensieri non controllabili, che possano provocare dei sentimenti come panico, paura, confusione, rabbia, ed aggressività, ma nello stesso momento esiste una incapacità ad esprimere quello che hanno percepito. A questo proposito il lavoro sulla percezione, cosi come sulla consapevolezza, e la espressività è una meta importante per arrivare ad un miglioramento della consapevolezza ed a una espressione autentica del sè.
Sotto l'influenza del LSD si notano, per esempio, dei disturbi dello schema corporeo. Con la perdita del contatto con il corpo mancano delle esperienze di come si possono vivere limiti e contatti, così mancano importanti premesse per lo sviluppo dell'io, della identità e cosi per il cambiamento e la crescita.
Con il consumo della droga si crea un disorientamento che porta con sè una confluenza di immagini e pensieri non controllabili, che possano provocare dei sentimenti come panico, paura, confusione, rabbia, ed aggressività, ma nello stesso momento esiste una incapacità ad esprimere quello che hanno percepito. A questo proposito il lavoro sulla percezione, cosi come sulla consapevolezza, e la espressività è una meta importante per arrivare ad un miglioramento della consapevolezza ed a una espressione autentica del sè.
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| LA STORIA SIAMO NOI Photography by Cinocino www.flickr.com/people/cinocino/ |
Perché la danzaterapia in carcere?
Una persona che ha commesso un reato è sempre un’essere umano che ha reagito in un momento di squilibrio. Arrivata in carcere, succede spesso, che si fermano il tempo, le sensazioni e le prospettive. Il carcere, invece, dovrebbe essere proprio il posto, al quale una persona si ferma, ma in modo attivo, perché si ascolta, e dove dovrebbe avere la possibilità di sentire, capire e riconoscere il vero problema che si nasconde dietro il proprio reato.
La danzaterapia che lavora con i principi della Gestalt, naturalmente non può avere solo la meta di una vita dopo il carcere, ma vede l’essere umano nel suo “qui ed ora”, nel suo rapporto con se stesso e con l’ambiente, e perciò lavora fortemente sulle sensazioni, le paure, e le gioie, che vive la persona nel proprio momento, sulla consapevolezza della persona. Perché un individuo, che cerca una via d’uscita ad una vita squilibrata, aspira ad un “Selbst-Gefuehl” (sentimento di sé) e ad una identità che si basa sulla globalità del corpo, della mente e dell’anima. E questa armonia psicofisica c’è solo se l’essere umano vive un orientamento consapevole e produttivo verso il mondo.
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| CAPRAIA, IL CARCERE Photo by Alessio Valente www.flickr.com/people/alessio977/ |
Gli obiettivi della danzaterapia per tossicodipendenti in carcere sono:
- ristimolare le capacità di percepire, di ascoltare se stesso e gli altri
- ridare all’essere umano la possibilità di essere di nuovo in se e nel suo mondo
- risvegliare le capacità espressive per ricreare le potenzialità creative di simbolizzazione estetica ed una capacità sensuale di un “Dasein” (essere nel mondo)
- insegnare delle tecniche per un respiro profondo e tranquillo
- fare esperienza con lo spazio, il tempo, il ritmo, ed il flusso del movimento.
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| CARCERE DI BOLLATE Photography by Amedeo Novelli www.flickr.com/photos/amenove/sets/ |
Nella danzaterapia con detenuti tossicodipendenti, il lavoro sulla consapevolezza è fondamentale. Le sensazioni corporee mettono il tossicodipendente in contatto con dei sentimenti nascosti, nascosti per paura di sentire il dolore, la sofferenza, ma anche con dei sentimenti di gioia, di amore, di benessere, mai vissuti profondamente ed intensamente. Scoprire il proprio desiderio, il bisogno nel qui ed ora, nel movimento, sia nella improvvisazione, che nella Gestaltung (dare una forma ad una improvvisazione, così che avrà un inizio ed una fine e potrà essere ripetuta) , dà la possibilità, al detenuto/tossicodipendente, di essere più chiaro con se stesso, ed anche con gli altri, di rendersi conto dei propri meccanismi nei confronti degli altri, di prendersi la responsabilità delle proprie azioni, di crescere e di cambiare.
La danzaterapia, così, può aiutare, tramite un lavoro corporeo, a ricostruire l’equilibrio psico-fisico e ad aiutare a diventare consapevole delle proprie difficoltà, ma anche delle proprie capacità. Saper vivere in equilibrio, saper confrontarsi con i momenti belli, ma anche con i momenti brutti di questa vita, può aiutare una persona a sfruttare positivamente il periodo della sua vita in carcere ed a ritrovare la forza per una vita in libertà, una vita soddisfacente e piena di senso!
Si ringrazia cortesemente la collega per il testo,
Claudia Wittmann
Via delle Querce, n°20 06065 Passignano s.T./PG
Tel.: 075/829008 E-Mail: claudiawi@libero.it
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Valentina vano
tel. 339 4805033
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Lezioni di danzaterapia per adulti, bambini, terza e quarta età, disabilità, psichiatria, disagio, disturbi d’ansia, attori, danzatori; laboratori di formazione per insegnanti e di pedagogia musicale per correggere cattive abitudini nell'ascolto della musica e sviluppare una maggior sensibilità nella percezione del suono. Tecniche d'improvvisazione per il corpo e l'azione corporea: metodologia Maria Fux, questo sistema è il più completo e appagante per tutti coloro che usano l'improvvisazione e la creatività come strumento di lavoro o per chiunque abbia bisogno di accedere al movimento attraverso l'emozione e la non-ripetitività, solo così si genera il cambio. Come beneficio addizionale tutti potranno godere del piacere di muovere il proprio corpo senza ricorrere a schemi coreografici, facendo vibrare il proprio mondo interiore in totale libertà in relazione allo spazio e al gruppo ma sempre contenuti dalla millenaria esperienza della Danza.






